Dal 7 giugno l’Italia dovrà recepire la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva e la parità salariale di genere, ma questo non significa che i lavoratori potranno conoscere lo stipendio del singolo collega. L’avvocato Antonella Lo Sinno, Managing Partner di Daverio & Florio, spiega che il nuovo diritto all’informazione consentirà di chiedere al datore dati scritti sul proprio livello retributivo e sui livelli retributivi medi, divisi per genere e per categorie omogenee di lavoratori che svolgono la stessa attività o uno di pari valore. L’obiettivo è permettere confronti oggettivi e far emergere eventuali disparità, bilanciando trasparenza e privacy: se i dati rischiano di rendere identificabile la retribuzione di una persona, gli Stati Ue potranno limitarne l’accesso a soggetti specifici, dice lo Sinno.

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